July 29, 2014, 3:16 p.m.

La Calabria civile

Articolo di Giovanni Maiolo, ReCoSol (Rete dei Comuni Solidiali)

C’è chi respinge, chi rinchiude, chi discrimina, chi criminalizza… e poi c’è chi accoglie. Così, semplicemente. Come “un moto spontaneo dell’anima”, come ama dire quel sognatore visionario di Domenico Lucano, il sindaco di Riace grazie a cui è nato e si sta diffondendo il “modello Riace”. Un esperimento che parla mille lingue pronunciate da persone di mille colori e culture diverse ma che si riconduce alla solidarietà tra i popoli. Tanto da avere spinto Wim Wenders a girare una docu-fiction in 3D, “Il volo”.  Un modello sulla base del quale la Regione Calabria ha deciso di fare una legge. Un modello che è stato esportato a Stignano e a Caulonia prima, a Camini, Gioiosa Jonica, Locri e in mille altri luoghi dopo. Molti organi di informazione del mondo si sono occupati nel corso degli ultimi anni del caso Riace, di questa piccola grande esperienza di un piccolo grande paese che incuriosisce il mondo intero perché ha fatto dell’altruismo un motore di sviluppo. Basti pensare che la scuola elementare di Riace, se non fosse per la presenza dei bambini migranti, sarebbe stata chiusa dai tagli all’istruzione. Quindi se a Riace c’è ancora la scuola è merito dei rifugiati. È un circuito virtuoso. E inoltre si fa risparmiare lo stato italiano che ha comunque l’obbligo di accogliere i richiedenti asilo, secondo la Convenzione di Ginevra e le direttive dell’Unione Europea. Perché tenere i richiedenti asilo nei Cara, dove spesso vivono nei container e devono necessariamente rientrare la sera, quindi non sono liberi di muoversi e di programmarsi una vita, allo stato costa a volte anche 80 euro al giorno a persona. Invece quello che fanno i comuni aderenti allo Sprar (Sistema di protezione per i richiedenti asilo e i rifugiati), cioè garantire l’alloggio, fornire vitto e vestiti, medicine e cure sanitarie, farsi carico del pagamento delle utenze, garantire assistenza psicologica, legale, introdurli al lavoro con tirocini formativi o borse lavoro, insegnare l’italiano con corsi specifici, insomma favorire la socializzazione e l’accoglienza morbida, costa all’incirca 25-30 euro al giorno complessive. Da 70 euro a 25 c’è una bella differenza, soprattutto vista la qualità dell’accoglienza.

E il modello è sempre in evoluzione. Dall’accoglienza dei richiedenti asilo si è passati ad un progetto di re insediamento di profughi iracheno-palestinesi provenienti dal campo di Al-Tanf. Un campo di tende, perché provvisorio. Nella no man’s land tra due stati che non li volevano, l’Iraq e la Siria. In pieno deserto, con un’escursione termica terrificante: dai 50° del giorno ai meno 2 della notte. Con le tempeste di sabbia che impedivano di respirare e che arrivavano improvvise per durare anche 6 ore durante le quali, nella terra del nulla, puoi solo chiuderti nella tenda ed aspettare. Ma i problemi venivano anche dalle piogge che allagavano il campo.

In questi anni queste persone sono state totalmente dipendenti dall’assistenza fornita dall’Unhcr per le tende ed i generatori di energia elettrica. Per le forniture di cibo ci hanno pensato il World Food Program della Fao e la mezza luna rossa palestinese. Un’altra organizzazione palestinese si occupava dell’assistenza sanitaria con un presidio medico permanente. Ogni mattina, viste le temperature desertiche, il campo, una striscia di due chilometri, veniva rifornito di 90.000 litri d’acqua che arrivavano da Damasco, distante 300 chilometri. Ogni 15 giorni ricevevano frutta e verdura. Era nato anche un programma occupazionale che aveva coinvolto 70 capi famiglia per svolgere le funzioni di distribuzione dell’acqua e del cibo, di manutenzione dei generatori elettrici, di pulizia e di insegnamento nella scuola interna al campo dove c’erano corsi strutturati su 9 differenti livelli di istruzione. La scuola era gestita dall’Unrwa, agenzia Onu.

Il picco di presenze ad Al – Tanf è stato di 960 “ospiti”. Il fondatore del campo, che ha vissuto tra i profughi, è un operatore dell’Onu, Mutasem. È stato lui ad accompagnare a Caulonia e Riace i rifugiati. I bambini più piccoli, nati ad Al – Tanf, hanno sempre vissuto in una striscia di deserto; mai vista una città, mai abitato in una casa. Disagio chiama disagio e i profughi in terra di nessuno hanno anche dovuto fronteggiare molteplici incendi, il più grave dei quali, a causa del forte vento, in 13 secondi ha devastato il campo ed ucciso nel sonno una donna incinta. Di fianco al campo le auto sfrecciavano sulla strada ad alta velocità che collega Damasco a Baghdad. Un bambino, su quell’asfalto rovente, ha perso la vita. Mutasem racconta di quell’incendio e di come delle tante auto irachene che passavano sull’autostrada nessuna si sia fermata per aiutare a domare le fiamme. Per il funzionario Onu “è stato uno shock”. Con le sue mani Mutasem è riuscito ad evitare il peggio, allontanando una bombola di gas prima che esplodesse.

Al - Tanf ora è stato chiuso e i paesi europei, come l’Italia, che hanno accettato di accogliere i profughi palestinesi, si sono adoperati in progetti di re-inserimento. Per il nostro Paese sono state scelte Caulonia e Riace, sempre più luoghi dell’accoglienza ed oasi solidali nel deserto della Locride. Ma non tutto è andato bene, i rifugiati chiedevano assistenza a vita allo stato italiano, si sono rifiutati di avviare delle attività imprenditoriali e lavorative, a un certo punto hanno lasciato l’Italia per poi farvi rientro. Ed ora, in autonomia, alcuni di loro hanno comprato casa a Caulonia e Riace.

Ma il fallimento di quella esperienza non ha fermato il modello Riace che oggi continua ad accogliere i siriani in fuga dalla repressione di Assad e i nordafricani. Gioiosa Jonica è il nuovo fiore all’occhiello di questa esperienza.

L’Europa non aiuta, l’Europa impedisce ai migranti che vogliono lasciare l’Italia per altri paesi di farlo, l’Europa è il trattato Dublino III, da abolire per permettere la libera circolazione delle persone e non solo delle merci. Perché la vita umana vale più del vostro commercio.

 

1 Comments

areqacate
June 21, 2015, 3:44 a.m.

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